La recente pronuncia della Sezione Quarta Quater del TAR Lazio segna un punto di svolta fondamentale nel diritto scolastico, affrontando la complessa questione dell’equipollenza tra il servizio prestato nelle istituzioni statali e quello svolto nelle scuole paritarie.
Il fulcro della controversia risiede nell'illegittimità del bando di concorso per Dirigenti Scolastici nella parte in cui richiedeva, quale requisito di ammissione, un quinquennio di servizio reso esclusivamente nelle scuole statali, precludendo così la partecipazione a migliaia di docenti provenienti dalle scuole paritarie.
Secondo il MIM tale restrizione troverebbe giustificazione nei principi espressi dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 180 del 2021, sostenendo che la diversità dei sistemi di reclutamento dei docenti impedirebbe una totale parificazione dei servizi. La decisione del Tribunale Amministrativo, tuttavia, scardina questa interpretazione restrittiva, ponendo l'accento sulla natura unitaria del Sistema Nazionale di Istruzione istituito dalla Legge 62/2000.
Secondo il TAR, poiché le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e garantiscono un trattamento scolastico equipollente a quello statale, non sussistono ragioni oggettive per svalutare l'esperienza professionale maturata dai docenti in tali istituti ai fini della partecipazione a procedure concorsuali per ruoli direttivi.
La sentenza evidenzia inoltre come un mutamento improvviso dei requisiti di ammissione rispetto alle procedure precedenti costituisca una lesione del legittimo affidamento dei candidati, i quali hanno orientato il proprio percorso professionale confidando nel riconoscimento di un servizio prestato all'interno di un sistema formalmente riconosciuto dallo Stato.
Infine, la decisione sottolinea con forza il valore dell'idoneità soggettiva accertata sul campo.
Nel caso di specie, difatti, il superamento di tutte le prove concorsuali sostenute grazie alla tutela cautelare, ha dimostrato la piena capacità professionale del candidato, rendendo irragionevole un'esclusione basata su un'interpretazione formalistica del bando.
“Si tratta di una vittoria del merito sulla forma” commenta l’Avv. Michele Bonetti che ha patrocinato il ricorso. “Aver riconosciuto il valore del servizio prestato nelle scuole paritarie significa finalmente dare piena attuazione al concetto di Sistema Nazionale di Istruzione, garantendo che l'accesso alla Dirigenza Scolastica sia aperto a chiunque abbia effettivamente contribuito alla crescita delle nuove generazioni, valorizzando le competenze acquisite sul campo e tutela l'affidamento dei lavoratori del mondo della scuola”.
